Carolly Erickson, Maria la sanguinaria. Miserie e grandezze alla corte dei Tudor, Mondadori, 2002.Fu definita "la Sanguinaria" dai suoi contemporanei, ma obiettivamente non fu più terribile o più assetata di sangue dei regnanti che la precedettero e che la seguirono.
Maria Tudor fu la prima regina di Inghilterra a essere tale perché figlia di re e non moglie di re.
Fu una sovrana capace, ma una donna tormentata, una persona che aveva a cuore il benessere del proprio popolo, ma la sua vita e il suo regno furono rovinati da una infanzia e da una giovinezza infelici, dal divorzio dei genitori e dal comportamento altalenante del padre, dall'educazione ricevuta e dalla religione.
Il padre, Enrico VIII, disperando di avere figli maschi da una moglie avanti con gli anni, la nomina sua erede. In vista del trono viene dotata di una vasta cultura, ma le viene anche inculcato il concetto che, come donna, è un essere inferiore che deve chiedere consiglio agli uomini e rimettersi al loro giudizio, incapace di pensare e decidere autonomamente.
Le viene data una corte, le vengono affidate delle piccole responsabilità, si comincia a cercarle un degno consorte, ma il padre si invaghisce di Anna Bolena, decide di annullare il matrimonio con la prima moglie e, di fatto, dichiara Maria una bastarda che non ha più diritto a nulla.
Da donna del suo tempo, grande desiderio di Maria è quello di sposarsi e di avere dei figli ma questo, politicamente parlando, non si può fare: un eventuale marito potrebbe guidare una rivolta per ristabilire il diritto di lei sul trono. Per potersi sposare deve attendere la fine del regno del padre e di quello del fratello, deve rimettere in piedi il regno, vincere le obiezioni e le resistenze al suo essere sovrana cattolica e far riconquistare all'Inghilterra il rispetto degli altri regni europei.
Alla fine, sedata una ribellione, ripristinati in parte i riti religiosi voluti dal padre, in attesa di riportare gradualmente l'Inghilterra in seno alla Chiesa di Roma, recuperata una parvenza di tranquillità nel paese Maria, a trentasette anni, si sposa con un uomo, uno straniero, di dieci anni più giovane, un principe che mira soprattutto a farsi nominare re.
Negli anni che seguono, pochi prima della sua morte, Maria incarna il dilemma: è sovrana assoluta, ha potere di vita e di morte, ma deve (per educazione) sottostare al marito, che non è il suo re.
Questo viene complicato dal fatto che non riesce ad avere figli e che si innamora perdutamente del marito, che non la ama, la tradisce, e alla prima occasione se ne scappa a bisbocciare nelle Fiandre, facendosi vivo soltanto per ottenere uomini armati e denaro, mentre Maria, dopo la deludente fine di due gravidanze isteriche, sprofonda sempre più nella depressione e nella malattia, fino a morire.
Tirando le somme: una grande sovrana capace di tenere testa al padre, ad Anna Bolena, agli emissari del fratello Edoardo, al parlamento, ai regnanti stranieri e perfino al marito che, nonostante le pressioni, non nominerà mai re, la cui vita fu rovinata dall'essere donna, dall'essere educata alla sottomissione e convinta che il suo unico scopo fosse quello di ripristinare il cattolicesimo in Inghilterra e di dare un erede alla corona.
Una grande persona, la cui vita fu rovinata perché non riuscì a risolvere il conflitto tra l'essere sovrana e l'essere donna.
Consiglio la lettura, perché si tratta di un testo molto ben documentato e ben fatto, pur non essendo un pesante elenco di dati e di fatti.